
di Giuseppe Tepedino
Successioni ereditarie
Cosa sapere per tutelare i propri diritti
Quando viene a mancare una persona cara, oltre al dolore c'è un aspetto pratico che prima o poi si presenta: la successione ereditaria. È un tema che genera molta confusione, soprattutto quando i rapporti familiari non sono semplici o quando il patrimonio comprende immobili, conti correnti e debiti.
In questo breve promemoria indico cosa succede quando si apre una successione e quali sono i punti da non sottovalutare.
Quando si apre una successione
La successione si apre al momento della morte della persona, nel luogo del suo ultimo domicilio. Da quel momento decorrono i termini per accettare o rinunciare all'eredità.
Il primo passo è verificare se esiste un testamento. Se esiste, la successione è testamentaria; se non esiste, si applica la successione legittima, cioè quella regolata direttamente dalla legge in base ai rapporti di parentela.
Chi ha diritto all'eredità
La legge italiana prevede due categorie fondamentali:
Eredi legittimi
Sono i soggetti che ereditano in assenza di testamento, secondo un ordine preciso:
Coniuge e figli — hanno la precedenza assoluta
Ascendenti e fratelli — intervengono in mancanza di figli
Altri parenti — fino al sesto grado
Lo Stato — solo se non esistono parenti entro il sesto grado
Legittimari
Anche in presenza di testamento, la legge riserva una quota del patrimonio — detta quota di legittima — a coniuge, figli e, in assenza di figli, ai genitori. Questa quota non può essere eliminata nemmeno per volontà del defunto.
È un aspetto spesso ignorato: un testamento che lede la quota di legittima può essere impugnato.
Accettare o rinunciare: una scelta da non sottovalutare
Molti non sanno che l'eredità non si acquisisce automaticamente. Va accettata, e ci sono due modalità:
Accettazione pura e semplice — l'erede risponde di tutti i debiti del defunto, anche oltre il valore dei beni ricevuti
Accettazione con beneficio d'inventario — l'erede risponde dei debiti solo nei limiti di quanto ereditato
E' opportuno valutare con attenzione la seconda opzione, soprattutto quando non si ha un quadro chiaro della situazione patrimoniale del defunto. Non è raro, infatti, che gli eredi si trovino a rispondere di debiti che non conoscevano, semplicemente perché avevano accettato senza cautele.
La rinuncia è possibile e va fatta con dichiarazione davanti al cancelliere del tribunale competente o a un notaio.
La dichiarazione di successione
Entro 12 mesi dalla data del decesso gli eredi devono presentare la dichiarazione di successione all'Agenzia delle Entrate. Serve per:
Aggiornare le intestazioni catastali degli immobili
Sbloccare i conti correnti del defunto
Calcolare e versare le imposte dovute
Dal 2019 la dichiarazione si presenta in via telematica. È un adempimento tecnico, ma non complesso se le informazioni sono raccolte per tempo.
Errori più frequenti
Non verificare l'esistenza di debiti prima di accettare l'eredità
Ignorare la quota di legittima e fidarsi ciecamente del testamento
Non rispettare i termini per la dichiarazione di successione
Tentare di risolvere tutto tra i chiamati alleredità senza un supporto legale, soprattutto quando ci sono immobili in comproprietà o situazioni di conflitto
Quando è utile rivolgersi a un avvocato
Non tutte le successioni richiedono assistenza legale.
E' consigliabile quando
Il patrimonio comprende immobili in più località o beni di valore rilevante
Ci sono contrasti tra eredi sulla divisione
Si sospetta che il testamento leda la quota di legittima
Il defunto aveva debiti o situazioni patrimoniali poco chiare
Uno degli eredi vuole rinunciare e non sa come procedere
In questi casi, intervenire per tempo evita che una situazione gestibile si trasformi in un contenzioso lungo e costoso.
